L’implementazione del limite del contenuto di zolfo pari allo 0,50% per i combustibili di uso marittimo, previsto dalla convenzione MARPOL, rappresenta un traguardo per l’ambiente e un’importante sfida per l’industria dello Shipping. Infatti, come ormai è ben noto, a decorrere dallo scorso 1° gennaio 2020, le navi sono tenu-te a bruciare combustibile a basso tenore di zolfo, o utilizzare carburanti alternativi privi di tale elemento, a meno che non siano sta-te dotate di “scrubber”, ovvero di un impian-to di depurazione dei gas di scarico che ga-rantisce che le emissioni rimangano entro specificati criteri. Tra le varie possibilità, l’uso di carburante con un contenuto di zolfo inferiore allo 0,50%, sembra essere al momento quello più diffuso, a causa dei significativi costi a carico degli Armatori, necessari per l’istallazio-ne degli “scrubber” ed anche perché l’industria ha già sperimentato combustibili con basso tenore di zolfo da bruciare nelle aree ECA dove il limite è 0,1%.
Vi sono, però, preoccupazioni che, nonostante i migliori sforzi dei produttori e dei fornitori di carburante, le avarie ai motori principali e ausiliari delle navi, causate da alcune caratteristiche del nuovo olio combustibile, possano essere più frequenti e di più ampia portata. Sembrerebbe, infatti, che si siano già registrati casi di eccessiva produzione di “sludge” dovuta a combustibili instabili, che ha causato problemi nella fase di depurazione, ostruito linee e filtri e, sebbene in percentuale minore, generato anche danni da cattiva combustione .Un fattore di attenzione segnalato, correlato alle avarie di appena citate, sembrerebbe essere lega-to alla stabilità del combustibile, ovvero alla sua capacità di mantenere il contenuto di asfaltene in sospensione. Combusti-bili instabili sono essenzialmente inutilizzabili poiché gli asfal-teni precipitati formano un’eccessiva concentrazione di “sludge”.
Allegati
Fonte: archivio storico AIPAM.
